1970 “ESTETICA E BELLEZZA”

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1970 e 1971  “ESTETICA E BELLEZZA” inchieste di Alessandro Pultrone detto Alex

Nell’estate 1970 Alessandro Pultrone aveva realizzata la sua prima “personale” di pittura a Bellaria, scriveva racconti e copioni brevi (“metti un’ora per assurdo”, anche domani” ecc.) ed a Bologna, dove tornava saltuariamente, aveva continuato le sue esperienze di cinema sperimentale. Fu anche il periodo in cui, al “giullare romano” (così lo chiamavano) cominciarono a proporre formalmente serate “retribuite”, come cantautore. Nel suo repertorio d’autore comparivano anche canzoni di cui aveva scritto solo la musica (“E’ la vita”, “A me mi”, ecc.). In quel caso i testi (di solito più commerciali) erano dell’amico romano, ex compagno di scuola Giannalberto Purpi, che aveva cominciato 3 o 4 anni prima col trascrivere le canzoni improvvisate dall’artista per poi scoprire una vocazione d’autore.

Contemporaneamente, a Roma, il giornalista Umberto Bruzzese crea la rivista “ESTETICA E BELLEZZA” con l’intento di restituire il valore culturale dovuto alle due parole/concetti che erano nel titolo e che, in quegli anni di contestazione culturale, venivano considerati – in particolare dai giovani – concetti borghesi ed effimeri. A fine agosto, tornato nella capitale, Alessandro Pultrone accettò il compito di fare inchieste giornalistiche tra e sui giovani.

“All’inizio fu … terribile, perché ero timidissimo e perché nonostante avessi 18 anni (mbé, quasi), avevo un’aria da “ragazzino” (oltretutto “per bene”) e quando mi proponevo dicendo che facevo un’inchiesta e che avrei scritto un articolo per una rivista suscitavo nei miei interlocutori una certa diffidenza… insomma: non mi si filavano, proprio! Tanto che dovettero scrivermi una sorta di lettera che attestava il mio ruolo nella rivista. Io, che mi sentivo comunque inadeguato, mi portavo anche sempre dietro un articoletto uscito sul “Giornale d’Italia” dove si faceva il mio nome e si parlava delle mie inchieste. Quei due pezzi di carta stampata ce li ho ancora. All’epoca non pensavo a tenere memoria di quel che facevo (fu Silvana, a mettere ordine per la prima volta tra le mie cose ed a fare e tenere le rassegne stampa, ecc.), ma di due riviste tenni copia, per autoironia, dato che nella prima avevo i capelli alla Elvis Presley  ed in quell’altra ero pelato … ovviamente per necessità di ruolo!”

Alessandro Pultrone Alex inchieste '70   Alessandro Pultrone detto Alex  '70_0002

Quando cominciai a prenderci gusto la collaborazione finì e francamente non ricordo se fu la rivista a fallire o fui io che non ce la facevo a fare tutto. Chi ha letto qualcosa di quegli anni potrebbe dire: “ma se le scuole erano sempre occupate!?” Vero, ma almeno noi al “liceo artistico Casal De Merode”, durante le occupazioni facevamo lezione e intendo dire che quelli del 2° la facevano a quelli del 1° e via dicendo. Lo so bene perché io tenevo le lezioni di Storia dell’arte… e non potete neppure immaginare quanto si dovesse studiare per non sfigurare. Oltretutto, dato che la scuola era occupata a tempo pieno, le lezioni, che erano assembleari, dovevano durare il più possibile, magari anche una giornata intera. Una volta, venne la polizia … per farci sloggiare, ovviamente. Quando arrivarono (in tenuta antisommossa) in palestra, dove cercavo di comunicare la relazione tra il prodotto artistico e la società in cui si esprime ed il ruolo e le responsabilità dell’artista, io, nel silenzio attento dei miei compagni accelerai dando più enfasi (volevo solo concludere … però convincendoli) e loro … non ci interruppero. Poco dopo venne il questore, ci ascoltò per 5 minuti buoni (mentre sgombravano il resto della scuola). Poi mi fece un cenno, come a dire che non si poteva fare altrimenti, ed io dissi ai ragazzi che avremmo dibattuto il giorno dopo. Mentre ci scortavano fuori (senza clamore) il questore mi fece qualche domanda su quel che aveva sentito e io risposi, come avrei fatto con chiunque. In strada, prima di andarsene, chiese come mi chiamassi e si presentò lui stesso. Mi salutò… stringendomi la mano. Solo più tardi mi resi conto di quanto fosse stato tutto molto strano… e civile. Anni dopo mi venne da pensare che in quell’occasione, inconsapevolmente, con quella comunione che si era prodotta  avevamo ricreato quella sacralità tipica del teatro… quella che ti fa abbassare la voce quando entri in una chiesa o nella platea di un teatro … era quella ad aver funzionato. Dove c’è arte (che sublima il sentimento) ed empatia, non può esserci violenza. L’arte è la massima espressione dell’assertività. A volte per provocare il cambiamento, come è nella sua natura, può essere trasgressiva… ma non è mai oltraggiosa” 

da “Vita d’artista” – Intervista ad Alessandro Pultrone – cinetvnews.com 

 

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