1989 “COMPICTHEA” di Alessandro Pultrone

Alessandro Pultrone artista multimediale  Alessandro Pultrone sul set della mostra di pittura, video e spettacolo

1989 COMPICTHEAdi Alessandro Pultrone mostra spettacolo Tampere (Finlandia)

 

Nel 1989 Alessandro Pultrone Rappresenta l’arte Italiana in Europa con la personale di Pittura e spettacolo multimediale a Tampere (città universitaria della Finlandia) Rappresenta l’arte Italiana in Europa con una personale di Pittura che è anche scenografia e parte integrante dello spettacolo multimediale Conpicthea (Concert, painting, theater). Testo, scenografia, maschere e costumi, interpretazione e regia (teatrale e video) di Alessandro Pultrone, musica di Claudio Rovagna, luci ed audio di Gianluca Verri. L’università di Tampere, l’istituto di Cultura Italiano  e la società “Dante Alighieri”, dopo il successo della mostra di pittura e video “Segno, colore e legno” e dato l’interesse suscitato dai contenuti del video-viaggio-manifesto, aveva sollecitato l’autore ed il Ministero degli esteri affinché l’artista tornasse, portando, oltre alla mostra un suo spettacolo.

“Probabilmente immaginavano che traducessi e recitassi in inglese uno dei copioni del mio repertorio, ma era impensabile, o più semplicemente si aspettavano parlassi italiano, ma mi sembrava irrispettoso … e troppo comodo. La presi come una sfida con me stesso e le mie paure e- nonostante per me le parole e l’uso della voce siano state fondamentali, la prima idea folle che partorii escludeva il parlato (tranne che nei brani video registrati). La realizzai.”

L’opera era molto complessa. Si apriva come un concerto, con illuminati solo: il quadro de “La nascita” ed il pianista (Claudio Rovagna) poi, sotto il quadro, dietro una tela ed in controluce si stagliava la sagoma di un mimo che evolveva il tema del quadro. La scoperta ed il confrontarsi col mondo era scoperta dello spazio scenico e – man mano che venivano illuminati – degli oggetti. Gli elementi principali erano un attaccapanni con maschere (uguali ma di diverso colore) ed un triangolo stradale ed un cestone con costumi e “cose”. Le cose  che il mimo tirava fuori dal cestone (e la colonna sonora, che le accompagnava) permettevano di affrontare momenti, le scelte ed i dubbi, di un percorso identitario e contemporaneamente di un percorso temporale che arrivava alla contemporaneità. L’atmosfera classica e suggestiva della nascita si trasformava, velocizzandosi, in burlesca. Suoni e musica dialogavano con l’attore, fornivano spunti o facevano da contrappunto poi commentavano le azioni.

“Le musiche erano eccezionali, ma non solo. Io sapevo che a  suonare era Claudio, aveva una luce fissa ad illuminarlo, lo vedevo… come lo vedeva il pubblico, eppure avevo la sensazione che quella musica che a volte condivideva ed esprimeva le mie emozioni ed altre volte mi irrideva o allertava, fosse parte di me… una specie di coscienza udibile. In alcuni momenti mi era insopportabile quella musica coscienza ed in altri sentivo di averne bisogno. Spesso sembrava che la musica del pianoforte e la colonna sonora (musiche, suoni , rumori e voci) battibeccassero tra loro ed allora davvero la musica era un personaggio in scena. Credevo che tutto questo fosse una mia percezione esagerata, legata al fatto di essermi calato nel personaggio, invece scoprii che il pubblico aveva la stessa sensazione. Grande Claudio!”

alessandro pultrone_ protagonista regista ed autore di Compicthea Alessandro Pultrone protagonista mostra di pittura e spettacolo Compicthea  Alessandro Pultrone _artista

Alessandro Pultrone e l'identità sociale Claudio Rovagna al pianoforte  Alessandro Pultrone in Finlandia  Alessandro Pultrone con Claudio Rovagna al pianoforte

All’ironica metafora dell’evoluzione dell’umanità ne seguiva una “poeticissima” (sempre venata d’ironia e condita da gag) quando il mimo scopriva nel cielo una irraggiungibile luna, di cui si innamorava e che corteggiava… fino a conquistarla. Il culmine dell’innamoramento era un ballo con la luna (una pupazza mossa dall’artista) “scesa sulla terra. Improvvisamente tutto cambiava, l’atmosfera e la musica alternavano toni cupi e ritmi lenti a luci fredde e ritmi parossistici. Persino le gags diventavano amare. Nel succedersi serrato delle scene il mimo appariva sempre più obnubilato e provato dalla fatica e dal lavoro, mentre la luna ed il figlio (che si è aggiunto ai personaggi) si facevano ammaliare dalla televisione (dall’uomo nel video sempre interpretato dall’autore) fino a diventarne totalmente succubi. Dopo e nonostante il ripetersi nevrotico di una stessa sequenza  (sempre più veloce) in cui il mimo soddisfaceva le richieste, sempre più urgenti, della famiglia (si trattava di prodotti/oggetti che l’uomo del video suggeriva) … il figlio scompariva. La luna affascinata poi sedotta dall’uomo-video sembrava disinteressarsi del resto ed essere infastidita dal mimo.

Alessandro Pultrone regala il mondo alla luna (Finlandia) Alessandro Pultrone innamorato della luna quando ancora lei non lo ricambia

Che il culmine drammatico dello spettacolo giocasse sul classico triangolo, avendo però un personaggio (la luna) inespressivo (aveva solo una voce pre-registrata che non pronunciava parole ma suoni… peraltro interpretati dal sottoscritto) era un azzardo, che si reggeva, oltre che sul ritmo e la musica, sul perfetto sincronismo tra quello che facevo in scena e le espressioni e le azioni dell’uomo video che spiava ogni mia mossa (solitamente con sadica soddisfazione) e di conseguenza agiva, parlava alla luna. Bastava che si andasse fuori tempo di un nonnulla, che un trucco od effetto risultasse visibile o non funzionasse e l’intero castello di carte sarebbe crollato. Ad esempio, il figlio doveva “sparire”  (ovvero cadere all’interno della sedia su cui sedeva) dopo che gli avevo portato quello che mi aveva chiesto in precedenza e prima che tornassi con il nuovo oggetto richiesto.  Il bimbo era seduto, di fianco alla luna, e prima di allontanarmi,  fingendo di baciarlo, dovevo sbloccare la sezione di sedile su cui poggiava il pupazzo. Il meccanismo era tale da farlo scivolare gradatamente. Dopo il bacio, mentre la luce sulla sedia si abbassava e l’occhio di bue seguiva il mio andare verso un pannello che fungeva da quinta e mentre io scomparivo dietro al pannello per riapparire  con l’oggetto richiesto … l’uomo video (sempre spiandomi) persuadeva nel suo  “grammelot”  il bimbo a seguirlo. Quando io arrivavo alla quinta la luce sul bimbo doveva essersi spenta per riaccendersi sul video all’interno del quale doveva comparire il figlio del mimo a fianco dell’uomo video. Tutto questo durava molto meno di un minuto. Poi, mentre tornavo verso la sedia, si riaccendeva gradatamente la luce che l’illuminava … così da farmi scoprire l’accaduto. Nel contempo l’uomo video aveva tranquillizzato la luna e nascosto il bambino.”

Alessandro Pultrone sfama la moglie luna e suo figlio schiavi della tv Alessandro Pultrone interpreta l'uomo asservito al video

Solo dopo che anche la luna, soggiogata dall’uomo video, abbandonava il mimo, quest’ultimo diventava cosciente dello scontro e prendeva posizione. Lo sviluppo delle azioni che seguono sembra portare al finale, ma un “colpo di scena” innesca il succedersi di differenti finali, in cui l’attore si traveste ora da uomo video ed ora da luna.

Fino alla sera della “prima” ero vissuto nel terrore di un clamoroso insuccesso. Temevo che l’inizio potesse annoiare o esser troppo metaforico, che le gags non facessero effetto, che i tanti finali confondessero… e via di seguito. Inoltre la cultura finlandese è parecchio diversa dalla nostra. Ad esempio, dovendo registrare i brani dell’uomo in video, che alterna e poi mixa gli stereotipi dei personaggi che internazionalmente possono essere riconosciuti come i più manipolatori (venditori, politici, ecc.) avevo scelto di utilizzare il “Grammelot” ed onomatopee legate alla lingua Finlandese (suomi), esaltando quelle vocali o quelle consonanti che provocano precise sensazioni (la s ad esempio, che in italiano troviamo in parole come serpente, insinuante, sibilante ecc. ma anche sensuale, sinuoso, ecc.) ma non ero certo dell’effetto che poteva fare. 

Come avevo già constatato in precedenza, i Finlandesi non sono molto espansivi e durante la prima rappresentazione non c’erano stati quei segni, altrove visibili, di partecipazione cui siamo abituati in Italia. Quando lo spettacolo finì e le luci si accesero ci furono svariati lunghissimi secondi di silenzio… poi, accertatisi che stavolta fosse davvero finita, si lasciarono andare…  e gli applausi (ed il sollievo) furono quelli di sempre. Gli interpreti (tra cui il responsabile scientifico dell’ufficio stampa dell’università) ribadirono, per il pubblico che non lo aveva già fatto, che ci si poteva inoltrare nello spazio scenico per vedere la mostra e/ o parlare con l’artista.

Non so come accadde, ma mi sembra di ricordare che qualcuno avesse chiesto quale fosse realmente la mia voce ed  un altro quali emozioni provassi dopo tutte quelle che avevo chiaramente vissuto nell’ora e mezza precedente, per cui un’altra interprete aveva tradotto mentre il responsabile dell’Università finiva di parlare… resta il fatto che erano ancora tutti seduti quando presi la chitarra e andando in mezzo a loro risposi cantando.   Dissi, o meglio cantai, che lo facevo per facilitare il compito agli interpreti e perché improvvisando non avrei potuto celare quel che provavo … ma credo che realisticamente sia stato per evitare il solito crollo adrenalinico e perché ero ancora ebbro di palcoscenico. Per noi (almeno per me e Claudio) era normale, ma a loro sembrò un fatto di eccezionale valore artistico ed umano. Confesso che di tutto quello che seguì quella sera mi  rimane solo una sensazione di piacere, sorrisi e soddisfazione condivisi. 

da “Vita d’artista” – Intervista ad Alessandro Pultrone – cinetvnews.com 

 

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on TumblrPin on PinterestEmail this to someone

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>