Tecniche Pittoriche

le tecniche pittoriche di Alessandro Pultrone

Le opere di maggior impegno e misura sono gli olii su tela, dove spesso ottiene gli effetti desiderati con la tecnica della velatura.

Rari i quadri ad acrilico, risalenti agli anni ‘70. In seguito, l’acrilico viene, qualche volta, usato come base per una successiva lavorazione ad olio.

Sempre negli anni ’70, dopo aver sperimentato la tecnica dell’affresco (Clinica INI di Marino), è affascinato dal materico e dagli altorilievi, che usa anche nel produrre le sue particolari scenografie.

E’ la realizzazione di maschere e scene (soprattutto televisive) che lo porta ad adoperare la carta per fare gli altorilievi su cui dopo aver dato una base di acrilico dipinge ad olio. Tra le poche opere di questo tipo che gli restano a studio: L’albero della vita, I litiganti, il nido, legami, ecc.

Ai primi anni ’80 risalgono i primi esperimenti delle 2 tecniche eclusive ed originali del Maestro Alessandro Pultrone: LE CARTE LAVORATE PER LE TECNICHE MISTE e le CHINE ED ORO SU SUGHERO.

LE TECNICHE MISTE

La leggenda vuole che, a Parigi nel ‘91, trovandosi tra le mani dei disegni che lui non aveva mai realizzati ma che portavano la sua firma, Pultrone decidesse di preparare in modo particolare e irriproducibile le carte su cui dipingere o disegnare e che per fare ciò cominciasse ad utilizzare il retro di suoi manifesti.

Vero, ma solo in parte.

So per certo – e nessuno può saperlo meglio di me – che le prime carte lavorate, figlie della pratica e dell’esperienza con il materico e le velature, nacquero prima:, sperimentando l’utilizzo delle regole della cromoterapia e abbinandole al senso delle opere. A volere essere sinceri sono quasi sicura che le prime elaborazioni fossero mirate alle persone per cui faceva le opere, regalandogliele; e che le scelte realizzative dipendessero da quello che il Maestro riteneva potesse essere più utile per loro, in termini di salute. Per quanto dubiti che egli confermi qualcosa che nel bene o nel male sta ancora sperimentando, so che neppure smentirà o si opporrà a questa tesi; è sinceramente rispettoso del pensiero altrui.

Il Retro Delle Tecniche Miste

Altra peculiarità, meno evidente ma sicuramente intrigante, è che i suoi dipinti su carta (carte da pane, manifesti dello stesso autore, ecc.) contengano, dalla parte opposta a quella che viene dipinta, un confuso collage di testimonianze sul suo operato: fotocopie di testi, poesie, progetti, proposte o critiche, foto di scena e persino contratti e biglietti del treno, lettere o disegni dei figli quando erano piccoli, matrici di assegni e chi più ne ha più ne metta.

Per assurdo che possa sembrare in tanti anni nessuno gli ha mai chiesto perché lo facesse, quasi che quei brandelli di vita privata suscitino pudore, facendo pensare ad un’offerta sacrificale. Per chi gli è vicino o lo è stato quando ha incominciato questa pratica, sa che coincide con la volontà di legare l’espressione “artistica” alla vita di ogni giorno, valorizzando il quotidiano(di chiunque), ricercando e rendendo visibile la coerenza e la trasparenza tra il fare e l’essere. Esponendo il proprio vissuto, senza distinzioni valoriali o qualitative, né strategie, egli espone sè stesso… che fa la differenza tra l’essere artista e il fare l’artista.

Il maestro, messo alle strette, si limita a dire che si tratta di “trasparenza”.

 

LA PREPARAZIONE

sul retro di un suo manifesto o di un cartoncino il Pultrone distribuisce uno strato uniforme di colla (il tipo di colla varia a seconda degli effetti desiderati e del tipo di pittura con cui interverrà in seguito). Poi applica sulla base, uno per volta, sovrapponendoli parzialmente, fogli di carta leggerissima (veline).  Di solito sono quadrati e – nella stessa opera – di misure simili. Man mano che pone i fogli li colora, singolarmente. Normalmente ogni foglio ha un colore diverso. Come per i collanti, le tinte usate possono essere le più diverse: acrilici, tempera e acquerelli (quelli che mi piacciono di più).

Posti a fresco i singoli fogli, nelle parti che si sovrappongono, vedono i colori (quelli sotto e quello sopra) amalgamarsi, ma solo parzialmente dato che vi è una carta, per quanto leggera, di mezzo.

I cartoni così lavorati e colorati, anche quelli dagli effetti più soffusi, sono a volte “fratturati” da lacerazioni o buchi nelle carte sovrapposte. Per quanto si ottengano con accurata delicatezza (a pennello) e non risultino subito evidenti, hanno un impatto emotivo notevole una volta che li si nota.

La composizione ottenuta può essere opera fine a sé stessa ma generalmente il Maestro usa le carte lavorate come base su cui disegnare o dipingere, assommando il senso della forma aggiunta con quello della composizione colorata.

Può lavorare con una sola linea, come nel caso di “l’angelo trafitto”, con una linea per la forma principale e il tratteggio per le ombre, come ne “la riflessione”  o “Riomaggiore” ed in ambedue i casi la base lavorata resta protagonista. Diversamente diventa fondo suggestivo quando lavora a macchie di colore.   Più raramente, sovrappone le fini carte colorate ad un collage di, giornali, cartoncini in tinta unita o immagini, carte semitrasparenti con strappi, su cui poi lavora; come nel caso di “I riflessi del sogno”

 

CHINE ED ORO SU SUGHERO

Le particolarissime Chine ed Oro su Sughero sono considerate un prodotto raffinato che unisce il calore-colore classico della materia (il sughero) e dell’oro alla novità e alla contemporaneità del tratto.

L’originalità non sta nel dipingere sul sughero, quanto nell’interpretare le linee che gli irregolari, sottilissimi strati di sughero – sovrapposti e pressati, vanno a formare. Come dice l’autore: “figure e scene sono già presenti nella materia, si tratta di saperle vedere, come quando – guardando le nuvole – ci sembra propongano visi, animali e quant’altro possa dar voce al nostro immaginario… Sì, perchè quello che vede uno probabilmente non è mai quello che vedrà un altro”

una volta fissate le forme, il Pittore esalta i contorni con un tratto di pennello fine (nero o bianco acrilico).

Le prime opere erano in bianco e nero (“La coppia”) ; il nero per sagomare le figure ed il bianco per dare un minimo di profondità. L’oro che “concettualmente” si contrapponeva alla povertà del sughero, in pratica, amalgamava il tutto e lo rendeva  “magico” (vedere “la coppia” e “la coppia particolare”) . Di solito si trattava di poche grottesche figure colte in un momento di parossismo o, al contrario, delicatissimi ed eterei personaggi e scene, fissate in quei brevi istanti in cui la realtà si ammanta di trascendente” (“l’Angelo consolatore”).

Col tempo l’Autore si confronta con la complessità, dando vita a scene di massa oniriche (“L’ingorgo”), di realtà irrisa (“Il mercato”), fino alle battaglie (“La battaglia”). Queste ultime, come “Il mercato” sono composizioni quadrate che si possono guardare (quindi appendere alla parete) da uno qualunque dei quattro lati.

Con le scene di massa, al gran numero di figure si aggiunge il colore, che viene di solito applicato come fosse una “velatura” (in trasparenza) così da creare un effetto di leggerezza e omogeneità, anche per non ledere ai riflessi degli ori (in polvere) di cui si amplia la gamma a cui si abbina, a volte il bronzo.

Naturalmente la produzione delle chine ed oro è ridotta, trattandosi di un lavoro lungo e molto faticoso; particolarmente laddove le figure o le scene sono complesse ed è difficile trovare tutti i contorni già espressi nella materia e… quand’anche si trovino, è facile perderli!

A fine anni ’80 il compositore Maestro S. Sinibaldi volle ed ottenne una battaglia su sughero di 140×140 cm., da sistemare sul soffitto del salone del suo appartamento. Si tratta del sughero di maggiori dimensioni dipinto dal Maestro Alessandro Pultrone.

Silvana Marucci

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